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Paranoici in divisa

Sono bastate poche decine di persone armate di zappette e fiori colorati per far scattare il dispositivo di sicurezza all’interno del Dal Molin: blindati con i motori accesi e l’immancabile guardia in torretta, mezzi che girano all’impazzata intorno ai cumuli di terra e detriti e attente vedette sulla cima della montagna costruita dalle ruspe statunitensi.

Evidentemente un po’ di sano giardinaggio rappresenta un pericoloso gesto eversivo per coloro che difendono il cantiere a stelle e strisce dalla curiosità dei cittadini vicentini. Non a caso hanno tirato una bella rete militare laddove fino a poche settimane fa passeggiavano anziani con il cane e raccoglitori di radici ed erbe di campo. Non sia mai che i loro occhi possano cadere all’interno del cantiere della nuova base militare dove l’illegalità regna e le divise sono chiamate a coprirla e difenderla.

Grossolanamente ridicoli; da una parte i fiori azzurri degli eversivi giardinieri – che hanno composto con le proprie piantine un’ingiuriosa scritta “no war” sull’argine del fiume Bacchiglione - dall’altra il blu opaco dei lampeggianti, prontamente accesi per identificare lo stato d’allerta. Decine di persone si muovono all’interno del Dal Molin: sono i tutori dell’ordine e della sicurezza, posti a guardia dell’imposizione statunitense sulla terra berica.

Ma sorge un dubbio: che sia, questa, l’ennesima compensazione per il “gran sacrificio di Vicenza”, come ama definirlo il buon Mancassola sulle pagine de Il Giornale di Vicenza (che, nonostante ciò, continua a descrivere la base come un grande affare per la comunità vicentina)? Decine di persone, infatti, ricevono la busta paga per fare la guardia a un recinto; e spendono migliaia di euro in carburanti per tenere accesi, tutto il giorno, i propri mezzi. Aveva ragione il commissario Costa: la nuova base militare statunitense porta lavoro; peccato che, a pagare il 41% delle spese delle truppe statunitensi in Italia, la costruzione di strade e servizi per le installazioni militari e, non da ultimo, l’imponente servizio d’ordine chiamato a difendere muri e recinzioni siano i cittadini italiani. “E io pago”, come amava dire Totò; ma il questore Sarlo non ha proprio di meglio da far fare a tutti questi uomini?

domenica 21 marzo 2010


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