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Il processo deve ripartire da zero. Citazione diretta degli imputati pur in presenza di reati con pena massima oltre il limite dei 4 anni. Il giudice rinvia gli atti: andranno ripetute le richieste di giudizio.
Colpo di scena nella seconda udienza del processo a carico di 30 rappresentanti del movimento «No Dal Molin». Gli avvocati degli imputati, che devono rispondere dell’occupazione della prefettura di Vicenza avvenuta il 16 gennaio del 2008, hanno ottenuto l’annullamento di quanto finora svolto sollevando una «illegittimità di procedura». Tutti gli atti sono quindi stati rimessi nella mani del pubblico ministero Paolo Pecori che dovrà chiedere al gup il rinvio a giudizio e la fissazione di un’udienza preliminare.
Tecnicamente il pm aveva infatti chiesto la citazione diretta degli attivisti «No Base», circostanza prevista per reati che hanno una pena massima che arriva a 4 anni di carcere. «Nelle accuse però – hanno spiegato in aula gli avvocati – la violazione di domicilio sarebbe stata commessa con violenza e quindi con una pena che arriva fino a 5 anni soluzione che fa cadere le modalità con la quale gli imputati sono a giudizio». Il magistrato ha ammesso in aula l’errore e ha però chiesto al giudice Massimo Gerace di scorporare il reato dagli altri due contestati, richiesta che però è stata rigettata. La prima udienza sarà probabilmente fissata fra sei mesi. Nel corso del dibattimento il ministro dell’Interno si era costituito parte civile chiedendo come danno d’immagine un euro moltiplicato per 844.111, ovvero per ogni abitante del territorio di Vicenza e Provincia.
Tommaso Quaggio
Tratto da Il Corriere della Sera
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