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Il gigante dai piedi d’argilla

Un centinaio tra carabinieri e poliziotti in assetto antisommossa che avanzano lungo viale Dal Verme per centinaia di metri respingendo con spintoni, insulti, minacce e violenze manifestanti pacifici che arretrano; blindati e volanti schierati in ogni strada laterale nella zona limitrofa all’ingresso del Dal Molin per impedire ai vicentini di avvicinarsi; minacce d’arresto verso i cittadini che, pacificamente, si oppongono alla realizzazione della nuova base militare, ma anche verso chiunque stazionava, in numero maggiore di tre persone, sui marciapiedi limitrofi alla rotatoria di Via Ferrarin.

Sedici persone trattenute in Questura per un blocco stradale, a cui hanno fatto compagnia due reporter presenti alle iniziative per documentare gli eventi. Centinaia di denunce annunciate per “violenza privata aggravata”, il reato che, secondo la Questura, si configurerebbe per il blocco dei camion. Il dispositivo messo in campo questa mattina dal Questore Sarlo ha dimostrato tutta la sua imponenza: un gigante militare fatto per intimidire, vietare, respingere, intimorire. Ma con i piedi d’argilla, perché legata a uno scenario di scontro creato dalla Questura e rifiutato dai cittadini.

Avrebbero voluto arrestare decine di persone questa mattina; per i fermi avevano attrezzato la scuola di polizia: gli uffici di V.le Mazzini, nelle previsioni del Questore, non erano sufficienti a ospitare tutti i fermati. Avrebbero voluto manganellare e picchiare perché, come ha dichiarato Sarlo, «non esiste alcuna possibilità di confronto con coloro che sfidano il divieto»; e il divieto, quest’oggi, era di manifestare contro la nuova base statunitense. Ma questa mattina qualcuno con la testa sulle spalle e il senso di responsabilità, in strada, c’era: erano i manifestanti, che hanno rifiutato lo scontro che hanno tentato di imporre le forze dell’ordine per dedicarsi al tentativo di bloccare, in una giornata così difficile, i lavori in corso.

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E così, per due volte, i camion della ditta Carta Isnardo sono stati fermati; la prima volta sui cancelli dell’azienda, raggiunta da decine di persone. Dopo un’ora di blocco, l’ennesimo intervento di forza della celere che ha respinto le persone minacciando l’arresto. Poi, in una rotatoria lungo il percorso che i mezzi fanno quotidianamente; ed è in questa occasione che le forze dell’ordine hanno fermato 14 persone e due giornalisti, in seguito rilasciati. In mattinata, invece, a finire in Questura erano stati due ragazzi con la sola colpa di essersi parcheggiati con un furgone – che conteneva un impianto audio – in un parcheggio.

In serata, centinaia di persone si sono ritrovate in Piazza dei Signori. Una prima risposta alla sospensione della democrazia attuata quest’oggi in città. Se l’obiettivo era di far chiudere i cittadini nelle proprie case, non è stato raggiunto. Vicenza continuerà a difendere la propria terra e il proprio diritto a opporsi pacificamente alla nuova base militare. È per queste ragioni che sabato prossimo torneremo in strada, con un corteo in difesa della democrazia e del diritto dei cittadini a esprimere il proprio dissenso e la propria opposizione a un progetto imposto. Un corteo a cui chiediamo di partecipare a tutti coloro che rifiutano la violenza e l’imposizione e si riconoscono nella democrazia e nella partecipazione; vogliono militarizzare non solo il Dal Molin ma l’intera vita cittadina: continueremo a batterci per imperdirlo.

martedì 10 febbraio 2009


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