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Sarà, quella di Vicenza, una delle prime iniziative nel calendario di mobilitazioni contro il vertice G8 che si terrà all’Aquila; e non per una mera casualità di calendario – il 4 luglio precede di pochi giorni l’apertura del summit – ma perchè la mobilitazione di Vicenza e l’incontro tra capi di stato e di governo rappresentano due modi opposti di concepire la gestione dei beni comuni.
Da una parte, all’Aquila, si riuniscono coloro che, con un colpo di penna, impongono la guerra in qualunque angolo del mondo per difendere gli interessi economici del proprio paese; dall’altra, a Vicenza, si ritrovano quanti un angolo del mondo lo vogliono difendere dalla militarizzazione e dalla devastazione ambientale per mettere un piccolo granello di sabbia nella macchina della guerra.
Ma la distanza non è soltanto etica: chi si riunisce all’Aquila pretende di governare, attraverso il comando, le donne e gli uomini di ogni borgo e città, quasi che la partecipazione fosse riassunta in una scheda elettorale che rappresenterebbe una delega in bianco verso coloro che si ergono a governanti assoluti; come se la tv, dove la politica diventa spettacolo, fosse l’arena in grado di contenere l’intera democrazia, trasformata opportunamente in reality show.
L’esperienza vicentina, come le tante grandi e piccole esperienze che in questi anni hanno caratterizzato ogni angolo d’Italia, mostrano invece che la partecipazione è fatta di passione, confronto, condivisione; che la democrazia non è un concetto definito, consultabile sul dizionario o su un sito internet, ma una costruzione quotidiana intessuta nelle relazioni, nelle pratiche, nei legami sociali che una comunità è capace di creare.
Là, dunque, il G8, con il suo carico di imposizione, guerra, devastazione ambientale; qui le donne e gli uomini con il proprio zainetto colmo di determinazione e dignità. Non ci interessa andarli a cercare, nelle loro stanze stuccate o nei loro banchetti dorati; la nostra mobilitazione è qui e ora, nella nostra terra e per la nostra terra. Rifiutare il G8 manifestando a Vicenza significa segnare un’alterità dalla quale non siamo disposti a tornare indietro: il 4 luglio vogliamo riprenderci un pezzetto del mondo per sottrarlo al controllo e all’imposizione di chi ci vorrebbe sudditi di un sistema che non ci rappresenta. Essere indipendenti da chi ci vorrebbe sudditi: sta in queste parole il significato della nuova manifestazione contro il progetto statunitense che di certo non ha assunto legittimità o legalità dopo che è stata vietata la consultazione popolare, impedita la Valutazione d’Impatto Ambientale e posto l’ultimo timbro governativo sui faldoni a stelle e striscie.
Senza veline e fotografi al seguito, vogliamo costruire una città libera dalle servitù militari; perchè è proprio a partire dal nostro giardino che possiamo impedire a chi vuol scrivere la storia con la guerra di intingere ancora una volta il proprio pennino nell’inchiostro.
Cristicchi in anteprima
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mercoledì 7 luglio 2010