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Per ora è solo un eco lontana; ma, a due settimane dalla manifestazione del 4 luglio, già inizia a sentirsi quel rumore di fondo che, nel momento giusto e pilotato ad arte, diventerà chiasso insopportabile. È la voce di chi disprezza la democrazia e vorrebbe vedere le strade e le piazze delle nostre città sempre vuote e i cittadini davanti a quello schermo rettangolare che si chiama televisione e che è diventato lo strumento della democrazia virtuale di chi governa: partecipi perché, beato te, puoi guardarci.
«Si temono – scrive oggi l’agenzia di stampa Apcom a proposito della manifestazione di Vicenza – incidenti con le forze dell’ordine, perché degli elementi vicini ai disobbedienti hanno fatto sapere di voler organizzare delle "provocazioni"»; e di certo, se il giornalista lo ha scritto, qualcuno questa informazione deve pur avergliela data. Sembra di ricordare un ministro della repubblica, Giuliano Amato, che pochi giorni prima del grande corteo del 17 febbraio faceva stampare su tutte le prime pagine dei giornali nazionali il suo timore: a Vicenza, diceva, ci saranno i black block. E, invece, ci furono 150 mila donne e uomini che rifiutarono collettivamente l’imposizione perpetuata da un governo di cui Amato faceva parte.
Dunque, ci risiamo. È la strategia dell’intimidazione; caro cittadino, devi aver paura a partecipare alla democrazia, potrebbero esserci delle "provocazioni". Ma, in questi tre anni, a Vicenza le provocazioni non sono mai giunte da chi difende la propria terra; eppure, guarda caso, prima di ogni appuntamento importante si levano allarmi e voci che dipingono le manifestazioni come "a rischio".
La strategia, oramai, è evidente: incapaci di dare risposte concrete alle richieste di democrazia e partecipazione che provengono dal basso – e anzi, determinati a "sradicare alla radice" ogni forma di dissenso - , coloro che siedono nei palazzi del governo vorrebbero impedire alla democrazia di manifestarsi. E il ministro "padano" Roberto Maroni non sembra volersi fare molti problemi nell’etichettare la comunità locale della "nordica" Vicenza come un manipolo di delinquenti – il termine lo ha già usato il questore Sarlo – ed estremisti: "paròni a casa nostra", del resto, è uno slogan che vale soltanto nei comizi elettorali, ma diventa una minaccia alla ragion di stato quando a rivendicarlo sono donne e uomini che vogliono decidere il futuro della propria terra, siano essi vicentini o abruzzesi.
E allora, gridate di nuovo al lupo; farete, voi che pretendete di imporci il vostro comando da uno schermo televisivo, la fine del pastore della favola di Esopo. Perché noi, il prossimo 4 luglio, torneremo in piazza a migliaia, come abbiamo sempre fatto, per riprenderci la nostra terra e, con essa, ribadire la nostra dignità di cittadini che difendono il proprio diritto a partecipare. Gridate, dunque, tanto non vi ascolteremo: il 4 luglio la nostra voce sarà ancora una volta più forte dei vostri strumentali allarmismi.
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