Warning: array_shift() [function.array-shift]: The argument should be an array in /web/htdocs/www.nodalmolin.it/home/config/ecran_securite.php on line 283
cosa abbiamo detto e chiesto all’Unesco | No DalMolin

Questa terra è la nostra terra.


vicenza
28 marzo 2017

cosa abbiamo detto e chiesto all’Unesco

 

Testo dell’intervento del presidio No Dal Molin presentato all’Advisory Mission dell’Unesco il 29 marzo 2017 a Palazzo Trissino, sede comunale.

Condividiamo le criticità già esposte da altri soggetti presenti in questa sala in relazione al passaggio della Tav a Vicenza, alla costruzione del complesso di Borgo Berga, della progettata tangenziale ecc. riteniamo per la nostra storia concentrarci sulla questione delle servitù militari a Vicenza e sul progetto del Parco della Pace.
L’installazione della base miltare Usa nell’area Dal Molin, secondo noi del Presidio No Dal Molin e dell’associazione Mettiamo Radici al Dal Molin, contraddice non solo i criteri paesaggistici valutati dall’Unesco per accogliere nel 1994 la città di Vicenza nel patrimonio mondiale dell’umanità, data la sua vicinanza al centro storico e all’area urbana della città, ma anche i principi fondativi dello stesso ente, che si propone l’obiettivo della pace fra gli Stati e i popoli attraverso la conoscenza e la valorizzazione dell’arte e della cultura.
La scelta di costruire una nuova base Usa a Vicenza contraddiceva anche lo stesso trattato bilaterale del 1954 fra i due Stati, Italia e Usa, che stabiliva un numero di siti o basi militari statunitensi accettate dall’Italia sul suolo nazionale per un numero non superiore a 10. Per aggirare questa cifra, nel 2007 si decise di definire questa nuova installazione come un "ampliamento" della base americana già esistente, la Ederle, che dista però da quest’altra oltre 4 km. Infine, il governo italiano, per superare la grande opposizione popolare e gli ostacoli di tipo ambientale, decise anche di definire "opera di difesa nazionale" italiana quella che è a tutti gli effetti una base militare Setaf Usa. Furono allora prese decisioni gravi, oltre che non legittime, che non trovarono in questo ente, l’Unesco, una reazione pronta e decisa nemmeno quando fu direttamente ed esplicitamente chiamato in causa.
Oggi, quella enorme installazione è stata costruita e inaugurata ed è funzionate a pieno regime, ma non ha smesso di procurare danni alla città, sia sul piano politico culturale e sociale, che su quello ambientale ed estetico. La presenza militare Usa si è sempre caratterizzata per un uso della città, delle sue strutture pubbliche, dei servizi privati, delle piazze, delle strade e dei parchi anche come luogo di "decompressione" per le sindromi e lo stress che i soldati portano con sè dai vari scenari di guerra. Infatti, sono numerosi i casi di incidenti, aggressioni, violenze alle persone e alle cose spesso risolte con la sottrazione alla giustizia italiana delle parti in causa americane. Allo stesso modo, spazi cittadini come i parchi o i colli Berici vengono utilizzati per le esercitazioni militari o per il trasporto di materiali e mezzi militari attraverso lo scalo ferroviario cittadino e quello stradale, per spostare truppe nei fronti di guerra, sottoponendo così le strutture e la popolazione stessa a un rischio rilevante e a un danno certo.
Queste criticità con la nuova base si sono ovviamente rafforzate, facendo di Vicenza una vera e propria guarnigione militare, una delle principali d’Europa. La situazione si è perfino complicata con la scelta delle amministrazioni locali, e la disponibilità di quelle nazionali, di concedere delle compensazioni alla città. Compensazioni che paradossalmente rischiano di produrre altri danni collaterali. In particolare, due sono quelli che hanno prodotto o produrranno altre conseguenze negative al territorio e alla sua immagine se verranno concesse e realizzate così come sono state progettate. La prima è la nuova tangenziale, una strada a quattro corsie, con bretella di collegamento per dare alla base - nel frattempo rinominata Dal Din - un accesso privilegiato e funzionale anche al collegamento diretto con la base pre-esistente, Camp Ederle. La seconda è la concessione all’amministrazione comunale di una grande area demaniale prospicente alla Dal Din, dove si trovava l’ex areoporto Dal Molin, da trasformare in un grande parco pubblico, il cosiddetto Parco della Pace.
Se la prima conseguenza costituisce un ulteriore attentato al tessuto urbano e al paesaggio palladiano, la seconda può diventare, dopo la presentazione del progetto da parte del team che ha vinto il bando, un affronto alla vicenda stessa dell’idea fondativa del parco, e cioè un luogo strappato al demanio e all’ente gestore degli areoporti (Enac) con iniziative ripetute di lotta da parte del movimento nodalmolin. Questo percorso progettuale, infatti, ha svuotato di ogni significato storico e politico il parco, attraverso un progetto che lo carica di funzioni eminentemente ludiche o di straniamento rispetto alla sua storia, funzioni realizzate grazie a strutture come mirador, promenade, spiagge, giardini esotici, labirinti, giochi d’acqua, ecc, che non appartengono nemmeno alle caratteristiche del paesaggio locale e tantomeno ai canoni di quello palladiano. In questo modo, si vuole realizzare un sito che non ha alcun rapporto con quello che si erge di fronte, cioè la base militare, e non si contestualizza nemmeno con il panorama che quella base ha spezzato, ossia i colli Berici e le ville palladiane circostanti.

A questa commissione riteniamo opportuno invece chiedere e sollecitare quanto segue:

- che sia interdetto alle esercitazioni militari l’uso di parchi (in primis il Parco della Pace) e altri luoghi sensibili della città;
- che non sia costruita nessuna nuova struttura di servizio alle basi militari, come nuove arterie stradali (a partire dalla tangenziale);
- che il progetto del Parco della Pace sia rivisto armonizzandolo con la storia dei movimenti che lo hanno aperto e attraversato e coerentemente con il paesaggio che lo circonda.
Ci riferiamo in particolare a quella parte centrale definita nel progetto come "il giardino", pensata con criteri manieristici e artificiosi, di puro loisir o intrattenimento ludico che riteniamo invece possa diventare uno spazio di valorizzazione della biodiversità, della naturalità e della ruralità tipica della campagna veneta anche circostante e che potrebbe essere realizzato semplicemente come un grande "campo di grano e papaveri rossi".

Vicenza 29 marzo 2017

TAG: vicenza Primo piano Agenda - Prima pagina
News
In primo piano
il totem delle grandi opere
Multimedia