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Wikileaks, Dal Molin a rischio con Africom | No DalMolin

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4 dicembre 2010

Wikileaks, Dal Molin a rischio con Africom

 

RIVELAZIONI. Messo in rete un rapporto riservato dell’ambasciatore americano al Segretario di Stato in cui si fa riferimento per la prima volta alla base vicentina. Spogli: «Il governo italiano teme che il cambiamento della Setaf non rientri nelle finalità Nato previste dal trattato bilaterale»

Silvio Berlusconi a colloquio con Barack Obama. Il rapporto pubblicato da Wikileaks fu redatto 10 giorni dopo l’elezione del presidente Usa.

Una decina di giorni dopo l’elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, verso la metà di novembre del 2008, l’ambasciatore americano a Roma, Ronald P. Spogli, predispone un rapporto riservato (confidential) per il Segretario di stato, Condoleezza Rice, in vista del suo incontro con il premier Silvio Berlusconi. È uno dei 250 mila cablogrammi "catturati" da Wikileaks ed è il primo che mette Vicenza e il Dal Molin al centro dei temi da trattare tra i vertici dei due paesi alleati.

«Berlusconi ha raggiunto un livello di consenso molto vasto - scrive Spogli - e questo ci ha consentito di fare diversi passi avanti nella nostra agenda». Tra i punti che stanno più a cuore agli americani, «quello dell’espansione della cruciale base militare di Vicenza». «Durante la sua visita - prosegue l’ambasciatore - spero che lei possa annunciare pubblicamente la collocazione dei comandi dell’esercito e della marina di Africom in Italia, simbolo della forza della nostra stretta collaborazione bilaterale in materia di sicurezza».

Un cambiamento di funzione, quello della Setaf installata da oltre 50 anni alla Ederle, che non suscita molta curiosità, anche se su Citylights, la rivista ufficiale del Comune di Vicenza, compaiono prima un lungo articolo di valutazione strategica (titolo emblematico: "Giallo d’Africa") sui riflessi nelle relazioni con la Cina già molto presente nel Continente nero, e poi una replica rassicurante del generale William B. Garrett III.

Nel suo rapporto Spogli spiega perché in realtà il governo italiano ha manifestato qualche preoccupazione prima di dare il benestare a questa variazione. «I timori italiani - spiega l’ambasciatore - riguardano la Setaf e sono incentrati su due questioni, una legale e l’altra politico-locale. Il trattato bilaterale segreto sulle infrastrutture del 1954 limita la presenza americana in Italia esclusivamente alle truppe schierate per finalità previste dalla Nato. Dopo lunghi negoziati, il governo italiano ha accettato la nostra interpretazione estensiva del trattato bilaterale, ritenendolo applicabile anche ad Africom, in quanto il ruolo resta di supporto alla Nato. Il governo ci ha chiesto però di rimandare l’annuncio ufficiale del cambiamento a causa della controversia locale legata all’ampliamento della base di Vicenza che comprenderà l’aeroporto Dal Molin».

Questa preoccupazione, in effetti, non era mai uscita dall’ambito delle diplomazie. In pratica il governo temeva che, essendo l’Africa fuori dall’oggetto sociale della Nato, le stesse basi americane presenti in Italia perdessero la legittimità sancita dal trattato bilaterale del ’54. Come è stata risolta la questione affatto secondaria? Lo chiarisce lo stesso Spogli: «Il governo italiano ha risposto positivamente alla nostra richiesta di un annuncio congiunto su Africom durante la sua prossima visita. Questo permetterà di evidenziare gli aspetti umanitari della nostra missione in Africa e tenere lontano il più possibile il tema dalla controversa espansione della base di Vicenza. E si potranno illustrare le sinergie col Coespu, eccellente centro di addestramento per peacekeepers africani che si trova proprio a Vicenza».

di Marino Smiderle

Tratto da Il Giornale di Vicenza

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