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Rapporto sulle basi Usa nel mondo | No DalMolin

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3 dicembre 2009

Il Pentagono è la più grande proprietà immobiliare

Rapporto sulle basi Usa nel mondo

 

Un «portafoglio globale di proprietà immobiliari»: 539mila edifici e altre strutture distribuite in 5579 siti militari. Lo possiede il Pentagono, il più grande proprietario immobiliare del mondo. Con questa statistica si apre l’ultimo inventario delle basi militari (Base Structure Report 2009), pubblicato dal dipartimento Usa della difesa

La crisi economica non lo tocca: il presidente Obama ha appena autorizzato un ulteriore aumento del bilancio base del Pentagono, che nell’anno fiscale 2010 (iniziato il 1° ottobre scorso) viene portato a oltre 680 miliardi di dollari, compresi 130 per le guerre in Iraq e Afghanistan che presto saranno aumentati. Si aggiungono 113 miliardi per i militari a riposo e altre spese di carattere militare, che portano il totale a circa un quarto del bilancio federale.

Oltre un quinto delle proprietà immobiliari del Pentagono si trova all’estero, in 716 basi e altre installazioni distribuite in 38 paesi, dodici dei quali europei. Nell’inventario ufficiale non figurano però altre basi in Europa, come quelle in Kosovo e Romania. In Italia il Pentagono possiede 1430 edifici, con una superficie complessiva di 830 mila m2, più quasi altrettanti in affitto o concessione. Essi sono distribuiti in 42 siti principali, cui se ne aggiungono 41 minori portando il totale a oltre 80. I siti delle forze armate Usa in Italia sono molto meno di quelli in Germania (235). Stanno però acquistando crescente importanza nel «riallineamento» strategico effettuato dal Pentagono, che sta ridislocando le proprie forze dall’Europa centrale e settentrionale a quella meridionale e orientale, per proiettarle più efficacemente in Medio Oriente, Africa e Asia centrale.

In tale quadro la 173a brigata, di stanza a Vicenza, è stata trasformata in squadra di combattimento formata da più battaglioni, potenziando il suo ruolo di unica «forza di risposta rapida» aviotrasportata del Comando europeo degli Stati uniti. Da qui la decisione di creare un’altra base Usa nell’area dell’aeroporto Dal Molin. Sempre a Vicenza è stato installato lo U.S. Army Africa (Esercito Usa per l’Africa), trasformando la Forza tattica nel Sud Europa in componente terrestre del Comando Africa (AfriCom), il cui quartier generale è a Stoccarda.

E’ stata allo stesso tempo potenziata Aviano, una delle principali basi delle Forze aeree Usa in Europa, che dispongono di 42mila uomini e centinaia di aerei distribuiti in cinque basi principali e in altre 80 località. Ad Aviano è dislocato il 31st Fighter Wing, l’unico stormo di cacciabombardieri Usa a sud delle Alpi, composto di due squadriglie di cacciabombardieri F-16. Esso dispone anche di bombe nucleari, depositate ad Aviano e Ghedi Torre.

In questo potenziamento cresce il ruolo di Camp Darby, la base logistica che rifornisce le forze terrestri e aeree Usa nell’area mediterranea, africana, mediorientale e oltre. È l’unico sito dell’esercito Usa in cui il materiale preposizionato (carrarmati M1, Bradleys, Humvees) è collocato insieme alle munizioni: nei suoi 125 bunker vi è l’intero equipaggiamento di due battaglioni corazzati e due di fanteria meccanizzata. Vi sono stoccate anche enormi quantità di bombe e missili per aerei, insieme ai «kit di montaggio» per costruire rapidamente aeroporti in zone di guerra. Questi e altri materiali bellici possono essere rapidamente inviati in zona di operazione attraverso il porto di Livorno e l’aeroporto di Pisa. Da qui sono partire le bombe usate nelle guerre contro l’Iraq e la Jugoslavia. Inoltre, come documenta Global Security, il 31° squadrone di munizionamento della base è responsabile di due depositi classificati situati in Israele, una succursale di Camp Darby le cui bombe sono state usate dalle forze israeliane nella guerra contro il Libano e nell’operazione «Piombo fuso» contro Gaza. Tale capacità non è però più sufficiente a Camp Darby: ha quindi necessità di velocizzare i collegamenti con il porto di Livorno attraverso il Canale dei Navicelli e di accrescere la capienza dei depositi. In questo viene aiutata validamente dalla Regione Toscana e dai sindaci di Pisa e Livorno, i quali «dimenticano» che i rispettivi consigli comunali, e anche la Provincia di Pisa, hanno approvato nel 2004-2007 mozioni per «la dismissione e la riconversione a usi esclusivamente civili di Camp Darby» (come chiede da anni il comitato formatosi ad hoc).

Stessa situazione a Napoli, dove già era stato trasferito da Londra il comando delle forze navali Usa in Europa. Ora vi è stato installato anche quello delle forze navali AfriCom. L’ammiraglio Mark Fitzgerald è così, allo stesso tempo, comandante delle forze navali Usa in Europa, della forza congiunta alleata e delle forze navali AfriCom. Un ruolo sempre più importante svolge anche la base aeronavale di Sigonella: con due centri di rifornimento della U.S. Navy fuori dal territorio americano, dalla quale opera una forza speciale Usa per missioni segrete in Africa, insieme a una delle tre stazioni terrestri (le altre due sono in Virginia e nelle Hawaii) della rete di telecomunicazioni satellitari GBS, gestita dal 50th Space Communications Squadron, responsabile delle telecomunicazioni spaziali della U.S. Air Force. Sempre a Sigonella verrà installato l’Ags, un sistema di «sorveglianza» Nato, finalizzato non alla difesa del territorio dell’Alleanza ma al potenziamento della sua capacità offensiva «fuori area». Come se ciò non bastasse, nella vicina Niscemi, dove già sono in funzione 41 antenne del centro trasmissioni Usa dipendente dalla Navcomtelsta Sicily di Sigonella, saranno installate tre grandi parabole satellitari (18 metri di diametro) del Muos (Mobile User Objective System), il sistema di telecomunicazioni satellitari di nuova generazione della U.S. Navy. La stazione, una delle quattro su scala mondiale (altre due sono negli Usa e una in Australia), permetterà di collegare - con comunicazioni radio, video e trasmissione dati ad altissima frequenza - le forze navali, aeree e terrestri mentre sono in movimento, in qualsiasi parte del mondo si trovino.

L’Italia è certo destinata a svolgere un importante ruolo anche nel nuovo piano dello «scudo» antimissili, che gli Usa vogliono estendere all’Europa. Lo ha annunciato il segretario alla difesa Robert Gates. Nel presentare il nuovo «scudo», basato non su strutture fisse ma su sistemi mobili di missili SM-3 all’inizio a bordo di navi, ha scritto sul New York Times: «La seconda fase, che diverrà operativa attorno al 2015, prevede la dislocazione di missili SM-3 potenziati sul terreno in Europa meridionale e centrale». È praticamente certo che essi saranno dislocati nel meridione d’Italia, soprattutto in Sicilia.

Le basi in Italia (al cui costo il nostro paese contribuisce nella misura di circa il 40%) servono quindi non solo alla «proiezione di potenza» statunitense verso sud e verso est, ma svolgono sempre più funzioni di carattere globale nella strategia Usa. Queste basi (cui si aggiungono quelle Nato sempre sotto comando Usa) dipendono dalla catena di comando statunitense e sono quindi di fatto sottratte ai meccanismi decisionali italiani: quando e come vengono usate dipende non da Roma ma da Washington.

Tratto da Il Manifesto

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