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Prodi e i segreti del Dal Molin | NoDalMolin

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3 settembre 2011

Prodi e i segreti del Dal Molin

 

I RETROSCENA. Wikileaks pubblica on line tutti i cablogrammi "confidenziali" su Vicenza dell’ambasciata Usa a Roma. Dopo il sì di Berlusconi alla base i tormenti del nuovo premier: «Vi offro un posto vicino Aviano. Il mio Governo è troppo debole»

E alla fine il sito Wikileaks li ha pubblicati tutti. Lo aveva annunciato due giorni fa il suo creatore, Julian Assange. Ora online, e non criptati, ci sono tutti i 251.297 cablogrammi diplomatici americani. Compresi i 3 mila file che riguardano l’Italia negli ultimi 22 anni. E compresi soprattutto quelli sull’affare Dal Molin: dal sì (facile) del governo Berlusconi a quello (molto più sofferto) di Romano Prodi che tenta di offrire un’altra base, dalle analisi sui pacifisti e oppositori locali fino alle considerazioni sulle gaffe e sulla politica imprevedibile di Berlusconi.

Sono più di 50 i cablogrammi che parlano di Vicenza. Molti fanno riferimento alla nascita del Coespu, il Centro di eccellenza per le stability police units con sede nella caserma Chinotto. Ma quelli più importanti ricostruiscono le varie fasi della questione Dal Molin.

Nel 2003 i referenti dell’ambasciata Usa a Roma parlano solo dell’ampliamento della Ederle. E lì non ci sono grandi problemi perché, scrivono, «costruiamo dentro la base e non fuori». Nel 2004 compare il Dal Molin e le sue strutture dell’aeronautica militare come possibile nuova base. Ci sono i contatti con il governo, la risposta è che per Vicenza non ci sono problemi ma ce ne sono per Sigonella in Sicilia. Nel febbraio del 2006 la conferma, dopo i colloqui Bush-Berlusconi, sia per il Coespu che per il raddoppio dei soldati a Vicenza.

Ma alle elezioni del 2006 Berlusconi viene sconfitto da Prodi. E gli americani devono sapere in fretta che intenzioni ha quella coalizione di centrosinistra. Quella "left wing" del Governo che di basi militari Usa non ne vuol sentir parlare.

Il cablo fondamentale è del 17 gennaio 2007, classificato "secret", titolo: «Fried (Daniel Fried, un addetto alle relazioni Europa-Usa che qualche anno dopo si occuperà anche del caso Litvinenko, l’ex agente del Kgb morto avvelenato) fa pressione su Prodi sull’Afghanistan e sulla decisione per il Dal Molin». C’è stato un meeting Italia-Usa, si parla di molte cose, alla fine Fried e l’ambasciatore Spogli chiedono con insistenza a Prodi una risposta sul Dal Molin. Ecco una sintesi del passaggio: «Prodi dice che c’è una forte opposizione locale e offre un altro sito in un altro posto. L’ambasciatore dice che è troppo tardi, che Regione e governo locale sono d’accordo e che gli Usa hanno già speso 25 milioni di dollari nel progetto e il Congresso potrebbe rivolerli. Prodi dice di voler fare un altro tentativo e chiede qualche giorno».

Il dettaglio del colloquio è interessante. Fried insiste che non si tratta di una nuova base ma di un allargamento della base esistente a Vicenza.
«Prodi dice che non è una questione di politica anti-americana, ma di opposizione locale. Vuole cooperare, non vuole che la base finisca in Germania. Quello che può offrire è un sito a 30 miglia da Aviano, poco abitato e dove non c’è opposizione locale. Ma ci sono anche altri posti, caso mai. Prodi concorda che parte delle sue difficoltà sono la debolezza strutturale del governo, ma fa notare che i problemi locali sarebbero un problema anche negli Usa. Con un po’ di flessibilità da parte americana, potrebbe trovare una soluzione». Ma l’ambasciatore non si smuove: spiega che gli Usa sono a Vicenza da 50 anni, che hanno ottenuto il sì dal goveno precedente, dalla Regione e dal Comune, che è da due anni che lavorano al progetto, che hanno speso un sacco di soldi. «At this point - dice Spogli al primo ministro italiano - expansion at Dal Molin or not at all»: o il Dal Molin o niente. «Non è una minaccia - spiega - è un dato di fatto».

Poi arriverà il sì di Prodi, la rabbia dei No dal Molin, le guerre e le spaccature nella coalizione con il governo che andrà anche in minoranza. Gli americani analizzano tutto: gli anti-base, i comunisti, i verdi. Seguono le proteste e i cortei. Puntano molto su D’Alema per contenere l’ala radicale del Governo. Poi Prodi cade, torna Berlusconi e i problemi diventano altri. Nel giugno 2009 nel cablo "confidential" parlano del Cavaliere «interlocutore frivolo», delle sue «manie, gaffes pubbliche e dei suoi imprevedibili giudizi politici». Ma «a dispetto di tutto è un alleato e un amico fedele».

di Alessandro Mognon

Tratto da Il Giornale di Vicenza

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