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Ora dai pozzi esce acqua e fango | No DalMolin

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31 gennaio 2010

Pali e cemento al cantiere Dal Molin

Ora dai pozzi esce acqua e fango

 

La denuncia del Presidio che lancia la campagna per la tutela della salute e del patrimonio archeologico. I no-base lanciano l’allarme: «Danni alle falde. Scavi sospesi: trovata l’acqua mezzo metro sottoterra»

Sos falda. «Acque superficiali a 50 centimetri sotto il piano di campagna» e «acqua color marrone che esce dai pozzi artesiani» di chi vive in zona Dal Molin. «Sono l’effetto delle palificazioni nel cantiere della Ederle 2?». A lanciare l’allarme per lo stato della falda aquifera sotto la base Usa in costruzione è il Presidio permanente. «Abbiamo fondati sospetti che i pericoli da noi paventati stiano già diventando realtà». Così, ieri, la leader del Presidio e consigliera comunale Cinzia Bottene ha puntato i riflettori sui risvolti di «salute pubblica» legati alla Ederle 2.
La mobilitazione anti-base, spiega Bottene, prosegue ora con «la campagna delle tre "S": salute, sicurezza e storia».

Oltre alla falda, l’attenzione è agli scavi archeologici in corso nell’area: «Lanciamo un appello alla mobilitazione straordinaria di intellettuali e cittadinanza per la salvaguardia dei reperti archeologici rinvenuti nell’area del Dal Molin - afferma Enrico Marchesini, del Presidio -: non possiamo seppellire le nostre radici sotto una caserma americana».

ACQUE NEL MIRINO. Storia e salute, dunque. E con un occhio alla seconda che il Presidio incrocia fatti e numeri degli ultimi mesi. E abbozza delle ipotesi allarmanti. «Secondo i dati del Centro idrico di Novoledo - afferma l’ingegnere Guglielmo Vernau, esperto che appoggia i no-base - il livello della falda ad aprile 2009 a Caldogno era di 55,70 metri sul livello del mare. A dicembre, invece, era sceso a 51,40 metri». I dati sono confermati da Lorenzo Altissimo, direttore del Centro. «Nonostante l’abbassamento - prosegue Vernau - a dicembre la Soprintendenza ha dovuto interrompere gli scavi perché ha incontrato la falda superficiale ad appena mezzo metro sotto il piano di campagna. Se nei mesi precedenti non c’erano stati problemi, deve essere accaduto qualcosa: che cosa se non le palificazioni per le fondamenta della caserma?». L’ipotesi è che «quei pali in cemento stiano facendo da diga», alzando la falda.

ACQUA SPORCA E POZZI. Non solo: «La valutazione d’incidenza ambientale - ricorda Vernau - prescriveva la realizzazione di "pozzi piezometrici" nell’area del cantiere per monitorare la falda. Ad oggi, però, non si sa se esistono e neanche il Centro idrico conosce l’esito di eventuali rilevazioni». Infine, «alcuni cittadini ci hanno segnalato che, a volte e per alcuni giorni consecutivi, hanno visto uscire acqua sporca dai loro pozzi artesiani. Cosa sta succedendo alla falda?». Bottene dice di aver depositato istanza di accesso agli atti per avere lumi sulla falda» e invita il sindaco ad «attivarsi».

IL SINDACO: «VIGILIAMO». «È sempre stata una mia preoccupazione capire quanto possa influire sulla falda la palificazione», afferma Variati a stretto giro di posta. «Se ci sono nuovi dati, come sostiene il No Dal Molin, chiederò di fare specifiche indagini. C’è la necessità di avere risposte anche prima del tavolo tecnico fissato con il commissario Costa e con i responsabili del cantiere per il 26 febbraio. È essenziale chiarire quali siano le cause di una falda superficiale più alta: potrebbe essere un effetto della palificazione? Le mie - conclude - sono le domande di un sindaco cui spetta la tutela della sua città e della sua storia anche se l’area è militare».

Marco Scorzato

Tratto da Il Giornale di Vicenza

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