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Non ci regaleranno il parco. Lo costruiremo noi vicentini | No DalMolin

Questa terra è la nostra terra.


20 aprile 2010

Non ci regaleranno il parco. Lo costruiremo noi vicentini

 

E’ evidente che a Roma nessuno è interessato a far regali alla comunità vicentina; in questi anni, infatti, abbiamo imparato fin troppo bene la lezione del governo centrale che si fa beffe di una comunità locale, scalzando la volontà dei cittadini per far posto agli interessi dei potentati economico-militari e, addirittura, impedendo – come è successo per la consultazione popolare vietata dal Consiglio di Stato – la libera espressione democratica.

Sarà così anche per il parco pubblico che vogliamo vedere realizzato nell’area est del Dal Molin, laddove ruspe e battipali non hanno ancora devastato il terreno per soddisfare gli appetiti statunitensi. Perché Esperia Aviation non è un’aziendina qualunque, ma rappresenta il coagularsi di potenti interessi dei salotti ricchi italiani; mette insieme in partership i rampolli di casa Fiat e la punta di diamante di Finmeccanica, Augusta Westland, nota per gli strumenti di morte che costruisce. E rappresenta, di conseguenza, una forte lobby che, fiutato l’affare in dollari rappresentato da Vicenza – chi saranno i principali clienti dei lussuosi elicotteri se non i generali a stelle e strisce? – non sarà certo disponibile ad andarsene col sorriso dai prati del Dal Molin, per far posto a bambini allegri e anziani a passeggio. E poi, non c’è solo il trasporto sui costosi elicotteri: come avviene a Ponza, infatti, c’è anche l’affitto della piazzola: ogni “toccata” sono centinaia di euro. Sai mai che gli statunitensi abbiano bisogno di atterrare?

Insomma, qualcuno sulla presenza statunitense a Vicenza ci può guadagnare. E, guarda caso, non sono i vicentini. Anzi, se Esperia riuscirà nel suo intento di trasformare in business la presenza delle installazioni militari, i cittadini si vedranno scippare un proprio diritto: il Parco della Pace. E, per dirla con Claudio Cicero (il quale, quando c’è da calpestare a 360 gradi i diritti dei vicentini, non manca mai), l’ordine del giorno approvato dal Consiglio Comunale diventerebbe carta straccia.

La condizione essenziale perché il Parco della Pace diventi realtà, dunque, è che Esperia lasci per sempre i prati del Dal Molin. E, perché questo avvenga, è necessaria, ancora una volta, la mobilitazione dei vicentini. Ecco perché, sabato scorso, è iniziata la raccolta firme contro ogni ipotesi di vertiporto ed eliporto. Non sarà una mobilitazione di pochi giorni: per trasformare quel fazzoletto di terra in avamposto della pace, infatti, sarà probabilmente necessario tornare nelle strade e nelle piazze, riempire di contenuti e idee i progetti che riguardano quell’area, costruire – a partire dal parco – nuove suggestioni per la Vicenza che vogliamo.

Una città libera dalle servitù militari: ecco cosa vogliamo. E, questa volta, la sua libertà passa per un parco: difenderlo significa escludere quel terreno dagli appetiti – sempre forti – statunitensi; e, soprattutto, vuol dire far vincere la democrazia sull’ennesima imposizione. A partire dai 150 alberelli che abbiamo piantato nel settembre 2007 e visitato tante volte (in particolare a gennaio 2008), Vicenza può iniziare a scrivere un altro domani.

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