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Nessun divieto nella nostra città | No DalMolin

Questa terra è la nostra terra.


7 settembre 2013

Nessun divieto nella nostra città

 

Doveva essere la giornata in cui gli statunitensi dimostravano il loro controllo sulla città. E’ stata la giornata in cui migliaia di persone hanno dimostrato che non si possono mettere divieti alla democrazia.

[...]Tenuto conto che mercoledì 4 settembre 2013 un gruppo di persone [...] appartenenti al movimento NoDalMolin [...] utilizzando cesoie, danneggiavano un lungo tratto di recinzione esterna della base Dal Molin, facendo poi accesso all’interno del sito militare per esporre delle bandiere e uno striscione [...]

Considerato che detta azione di danneggiamento - peraltro già posta in essere più volte nel passato anche recente nei confronti di vari siti militari Usa edlla provincia - impone un particolare stato di attenzione sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica al fine di prevenire il ripetersi di analoghe condotte [...] in occasione della manifestazione del 7 settembre;[...]

PRESCRIVE [...] che la rotatoria ove confluiscono Viale Ferrarin, Viale Diaz e Viale Dal Verme [...] non potrà mai essere occupata dai manifestanti[...]

Con queste parole, prima della manifestazione, la Questura di Vicenza aveva imposto il divieto al corteo di raggiungere il luogo che i manifestanti avevano scelto per concludere la propria manifestazione. Un divieto durato poco, visto che i 3 mila manifestanti non hanno accettato una prescrizione tanto incomprensibile quanto figlia di una concessione ai comandi Usa e, spingendo, hanno raggiunto la rotatoria, bloccando così per un lungo periodo ingressi e uscite dei militari Usa dalla base Dal Molin.

Ma il punto, ora, è un altro. C’è qualcuno che porta una divisa militare a stelle e strisce e crede di governare la città di Vicenza. Tanto da voler imporrre limitazioni alla libera manifestazione e divieti ai cortei. "Non ci faremo sequestrare all’interno del Dal Molin dai manifestanti", sembra abbia affermato qualche comandante statunitense pretendendo un segnale chiaro e inequivocabile di sottomissione delle forze dell’ordine ai comandi Usa.

Un segnale prontamente concesso, come è prassi per il Governo italiano, con la consegna di incomprensibili prescrizioni ai manifestanti. Per quale ragione un corteo pacifico non dovrebbe raggiungere una rotatoria? Cosa c’era di così importante in quell’angolo di strada? Nulla di materiale ovviamente, ma tanto di simbolico: perché bloccare oggi l’unica strada di accesso alla base significa annunciare possibili blocchi in qualsiasi momento, quando le truppe dovessero muoversi per un nuovo teatro di guerra.

La domanda, quindi, sorge spontanea: quali e quante sono le forme di controllo che l’apparato militare a stelle e strisce esercita sulle istituzioni italiane se, addirittura, i comandi militari sono in grado di dettare alla Questura ordinanze e prescrizioni?.

A BREVE APPROFONDIMENTO, FOTO E VIDEO DELLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE

TAG: altrocomune Usa (in)giustizia dal molin
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