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Le larghe intese militari | No DalMolin

Questa terra è la nostra terra.


6 dicembre 2013

Le larghe intese militari

 

La Camera dei Depu­tati ha appro­vato ieri il decreto-legge di rifi­nan­zia­mento delle mis­sioni mili­tari all’estero fino alla fine del 2014. Solo mar­tedì il governo, dopo l’ostruzionismo di Sel, aveva posto la fidu­cia, evi­tando di discu­tere e di votare gli emen­da­menti delle oppo­si­zioni.

Un prov­ve­di­mento zibal­done in cui sono elen­cate 24 mis­sioni dove sono pre­senti i sol­dati ita­liani: dall’Afganistan al Libano, da Cipro al Kosovo, dalla Libia alla Geor­gia, e così via. E nel quale, nel titolo, si ripor­tano ipo­cri­ta­mente espres­sioni come il soste­gno alle «ini­zia­tive di coo­pe­ra­zione allo svi­luppo e soste­gno ai pro­cessi di rico­stru­zione e par­te­ci­pa­zione alle ini­zia­tive delle orga­niz­za­zioni inter­na­zio­nali per il con­so­li­da­mento dei pro­cessi di pace e di sta­bi­liz­za­zione», ma che è sostan­zial­mente una misura per la coper­tura delle spese (dal 1° otto­bre al 31 dicem­bre 2013) della nostra pre­senza mili­tare all’estero.

129 milioni per le nostre truppe in Afgha­ni­stan e per gli inter­venti col­le­gati nei paesi limi­trofi, quasi 6 milioni per la mis­sione in Libia, 5 milioni per Active Endea­vour (il pat­tu­glia­mento anti-terrorismo del Medi­ter­ra­neo), la base mili­tare a Gibuti e poi il finan­zia­mento degli inter­venti in Libano (40 milioni), in Pale­stina, in Kosovo, in Dar­fur, ecc. Nello stesso decreto c’è il finan­zia­mento di mis­sioni mili­tari sba­gliate, come quelle in Afga­ni­stan e in Libia, e altre che hanno diversa natura, come quelle in Libano ed in Pale­stina. Accanto ad auten­ti­che mis­sioni di guerra, inter­venti di peace kee­ping, con l’accordo delle parti in con­flitto e su man­dato delle Nazioni Unite.

Le oppo­si­zioni, in par­ti­co­lare Sini­stra Eco­lo­gia e Libertà, ave­vano chie­sto di votare mis­sione per mis­sione, evi­tando un pro­nun­cia­mento com­ples­sivo su tanti inter­venti così diversi tra di loro. Il governo non ha accet­tato la pro­po­sta. Per dare il con­ten­tino, nel decreto e’ stato inse­rito — come nei prov­ve­di­menti pre­ce­denti– qual­che milione di euro per gli inter­venti di coo­pe­ra­zione e rico­stru­zione. Nelle richie­ste dell’opposizione c’era espres­sa­mente la fine anti­ci­pata della mis­sione mili­tare in Afga­ni­stan, visto che la mis­sione Isaf ter­mi­nerà alla fine del 2014. Non solo la mag­gio­ranza di governo non ha accet­tato, come pre­ve­di­bile, que­sta richie­sta, ma il mini­stro della difesa Mauro ha annun­ciato che anche nel 2015 saranno pre­senti in Afga­ni­stan 800 sol­dati ita­liani per par­te­ci­pare alla mis­sione Neto «Reso­lute Sup­port». Il tutto, senza che il Par­la­mento ne abbia mai discusso e abbia deli­be­rato in merito.

Sulle mis­sioni mili­tari si sono ricom­po­ste le lar­ghe intese. Anche Forza Ita­lia ha votato a favore, tor­nando a casa. Nelle stesse ore la legge di sta­bi­lità ci con­se­gna più di 700 milioni di euro da spen­dere per le mis­sioni mili­tari nel 2014 e altri 2 miliardi e 100 milioni di euro sono pre­vi­sti al 2014 al 2016 per la pro­du­zione delle navi da guerra Freem. A tutto ciò vanno aggiunti 600 milioni per i cac­cia­bom­bar­dieri F35 nel 2014.
Sulle spese mili­tari si ricom­pon­gono le lar­ghe intese e si pro­se­gue una sorta di poli­tica bipar­ti­san che non mette in discus­sione l’interventismo mili­tare in ogni angolo del mondo, gli inve­sti­menti cospi­cui in peri­co­losi sistemi d’arma, la rior­ga­niz­za­zione dello stru­mento mili­tare secondo logi­che aggres­sive e riar­mi­ste. Men­tre si con­ti­nuano a sper­pe­rare tutte que­ste risorse per le mis­sioni mili­tari all’estero, gli F35 e le navi da guerra, non ci sono soldi per le misure con­tro la crisi, per il lavoro, per la scuola e per il wel­fare. Il mini­stro Mauro — sulla mis­sione in Afga­ni­stan, sul viag­gio della por­tae­rei Cavour e sugli F35– con­ti­nua a sca­val­care il Par­la­mento, ad essere reti­cente e a for­nire infor­ma­zioni false.

Il governo lo asse­conda e la mag­gio­ranza approva a sca­tola chiusa tutto quello che viene pro­po­sto dai ver­tici mili­tari e dal mini­stero della difesa. Sulla pelle di un paese, l’Italia, in ginoc­chio e anche di quelle popo­la­zioni che hanno subito le nostre mis­sioni inter­na­zio­nali. 70mila morti tra la popo­la­zione civile in Afgha­ni­stan e 53 tra i nostri sol­dati. Se gli 8 miliardi di euro impe­gnati dal 2001 ad oggi per man­te­nere la mis­sione mili­tare ita­liana in quel paese li aves­simo spesi per la rico­stru­zione e la sta­bi­liz­za­zione dell’Afghanistan, avremmo fatto sicu­ra­mente meglio. Quella sarebbe stata una vera mis­sione di pace, da votare e finanziare.

Tratto da Il Manifesto

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