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Il progetto statunitense | No DalMolin

Questa terra è la nostra terra.


8 luglio 2009

Il progetto statunitense

 

I progetti relativi alla nuova base presentati negli ultimi tre anni, e la relativa documentazione, sono letteralmente costellati di contraddizioni, incongruità, errori grossolani, vere e proprie menzogne. L’ingegner Guglielmo Verneau ne prende in considerazione alcuni in questa relazione, presentata originariamente durante la serata del 1 aprile 2009 presso il Teatro Astra.

Leggi anche:

LA FALDA è A RISCHIO, PAROLA DI ESPERTI

LE ILLEGALITÁ DELLA NUOVA BASE

di Guglielmo Verneau

0. PREMESSA

Innanzitutto è opportuno fare alcune considerazione rispetto a dei fatti recenti.
In primis, il TAR ha respinto il ricorso presentato contro la nuova base chiamando in causa la Difesa Nazionale. Se questa sentenza fosse fondata, sarebbe legittimo pretendere che venisse prodotto l’atto amministrativo, firmato da chi ne ha i poteri, che stabilisce che l’insediamento nell’area Dal Molin dell’esercito degli Stati Uniti d’America è necessario per la difesa Nazionale Italiana.

In secondo luogo, il commissario Costa ha enfatizzato lo stanziamento di 11.200.000 euro per la realizzazione della nuova pista, la cui progettazione è a carico dell’Aeronautica Militare, e di 500.000 euro per gli studi sulla tangenziale. La rapidità con cui sono stati avallati e completati questi studi contrasta con i tempi solitamente biblici che questo tipo di progettazioni richiede.
Quel che è importante notare è che, come inavvertitamente confermato dal commissario Costa, tale pista, che sarà necessariamente più corta di quella recentemente demolita, sarà attrezzata per consentire l’utilizzo degli aerei a decollo verticale.
E’ singolare il fatto che a tutt’oggi nessuna compagnia aerea civile, abilitata al trasporto di passeggeri o merci, abbia utilizzato o utilizzi aerei a decollo verticale. Attualmente esistono solo due velivoli dotati di questa capacità operativa, il convertiplano Bell-Boeing V-22 e l’Hawker-Siddeley Harrier, entrambi utilizzati esclusivamente dalle forze armate. Avendo una capacità di carico superiore agli elicotteri ed una maggiore velocità di crociera sono molto più funzionali al trasporto rapido di truppe ed equipaggiamenti. Sarebbe fuori luogo ipotizzarne un eventuale utilizzo sulla tratta Vicenza - Aviano?

1. IL PROGETTO

Sarà opportuno ricapitolare brevemente la storia del progetto.

Base lato est

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Nel 2006 il COMIPAR (Comitato Misto Paritetico Regionale), approva la prima versione del progetto lato est emettendo questa pubblicazione che include l’intero progetto. Questa è la planimetria della prima versione:

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A metà giugno del 2007 in una conferenza stampa, il generale Helmick (ex comandante della SETAF - South European Task Force) presenta un nuovo progetto con alcune evidenti modifiche: oltre ad essere stata modificata la dislocazione di alcuni edifici, compare un ingresso sul lato nord con tanto di nuovo ponte sul Bacchiglione, come evidenziato nella seguente planimetria:

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Base lato ovest

Pochi mesi dopo, più precisamente il 28 settembre 2007, in una conferenza stampa il comissario Costa consegna una prima versione del progetto che prevede la traslazione dell’installazione sul lato ovest dell’area Dal Molin.

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Lo stesso progetto era disponibile anche sul sito internet della NAVFAC. In questo caso però era possibile scaricare non una ma due diverse planimetrie dell’area: la prima è sostanzialmente identica a quella diffusa da Costa, mentre la seconda presenta un’estensione territoriale visibilmente maggiore. Poichè si tratta in entrambi i casi di progetti relativi alla seconda soluzione (quella sul lato Ovest) è legittimo pensare che le due planimetrie siano state realizzate contemporaneamente.

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Come evidenziano le didascalie il limite della base è a ridosso di Via S. Antonino, nonostante il progetto in questione sia quello relativo al lato Ovest: questo implica la prevista annessione dell’intera area Dal Molin all’installazione militare.
Solo in questo quadro diventano comprensibili l’ingresso sul lato Nord e la pista a decollo verticale precedentemente prospettati dal commissario Costa, il quale, interpellato a riguardo, ha dichiarato che le uniche mappe ufficiali sono quelle da lui rese pubbliche. Rimane da spiegare chi abbia realizzato la planimetria in questione, perché l’abbia fatto, e per quale motivo essa sia stata pubblicata sul sito ufficiale della NAVFAC.

Progetto definitivo

Il 19 novembre 2007 il COMIPAR del Veneto approva l’insediamento della base nell’area ovest del Dal Molin su un progetto che poi verrà assoggettato a Valutazione di Incidenza Ambientale (V.INC.A) e Relazione Paesaggistica.

Ma prima di illustrare le parti più salienti di questa ultima versione dell’insediamento sarà utile, per chiarezza, spendere qualche parola per inquadrare sostanzialmente e giuridicamente queste due valutazioni.

2. V.INC.A.

La Valutazione di Incidenza Ambientale si propone di analizzare i potenziali effetti derivanti dall’Insediamento sugli obiettivi di conservazione dei
siti censiti dalla Rete Natura 2000 (SIC: Siti di Interesse Comunitario e ZPS: Zone Speciali Protette).
Essa è regolamentata dal D.P.R. n° 357 dell’8 settembre 1997, modificato ed integrato dal D.P.R. n° 120 del 12 marzo 2003 che recepiscono le Direttive Europee 92/43/CEE e 79/409/CEE).
Questo studio è richiesto tutte le volte che un opera rientra nei siti della Rete Natura 2000 o ne dista meno di 5 Km.
L’area Dal Molin si trova a meno di 5 Km da non uno ma ben due di essi, e
precisamente:
- SIC IT3220040 “Bosco di Dueville e Risorgive Limitrofe” con cui confina per tutto il limite ovest.
- ZPS IT320013 “Bosco di Dueville” da cui dista 3,3 Km.

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Lo studio viene presentato alla Direzione Pianificazione Territoriale e Parchi della Regione Veneto il 7 dicembre 2007.

Nonostante le carenze e gli errori in esso contenuti, di cui parleremo in seguito, la Giunta Regionale, con Delibera DGR. 4231 del 18 dicembre 2007 (cioè in soli 11 giorni) recepisce il parere positivo della Direzione Pianificazione e Parchi e
delibera:

“di approvare le risultanze dello studio riguardante la Valutazione di Incidenza relativa all’insediamento U.S. Army presso l’aeroporto “Dal Molin – Progetto lato Ovest” ricadente in Comune di Vicenza (VI) secondo quanto espresso nell’allegato parere (Allegato A) del Segretario Regionale dell’Ambiente e Territorio che costituisce parte integrante del presente provvedimento.”

L’Allegato A prescrive l’adozione di una serie di misure atte a limitare l’impatto dell’opera sia fuori terra che sotto terra. Tra queste, al punto 2 prescrive:

“Si deve limitare, in fase di opera e di esercizio, la realizzazione di barriere continue ed estese nel sottosuolo a profondità maggiore del livello di falda, quali diaframmi sotterranei o altro. Vengono ritenute ammissibili con il deflusso sotterraneo locale strutture interrate isolate, che raggiungano profondità massima di circa 4 metri rispetto al piano campagna e che non superino orientativamente una estensione di circa 10 metri di lato. [...] Eventuali fondazioni profonde possono essere adottate senza interferire con il sistema idrogeologico locale solo se del tipo a “micropalo” ed a profondità non maggiori di 20 metri.”

Come vedremo questa prescrizione, parte integrante della delibera, non verrà rispettata.

3. RELAZIONE PAESAGGISTICA

La Relazione Paesaggistica si propone di valutare l’impatto paesaggistico di un insediamento quando questo interessa aree sottoposte a tutela di legge ai sensi del D.P.C.M. del 12 dicembre 2005. Queste aree sono disciplinate dall’art. 142, comma 1c del D. Lgs. 42/2004 che sottopone a tutela:

“i fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi (omissis)” e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna.”

Il Bacchiglione vi è compreso in quanto “Corridoio Ecologico di seconda classe”.
La Relazione Paesaggistica, insieme al Progetto architettonico della Base, viene presentata il 5 dicembre 2008 alla Conferenza dei Servizi integrata, da funzionari della Regione Veneto, della Provincia di Vicenza, del Comune di Vicenza e della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto.
Le vistosissime carenze ed incongruenze in essa contenute inducono la Conferenza a bocciare la prima stesura richiedendo una serie di approfondimenti, precisazioni ed integrazioni.
Queste vengono presentate nelle prima settimana di gennaio sotto forma di due documenti: un’Integrazione alla Relazione Paesaggistica, che avrebbe dovuto sanare le omissioni e le incongruenze della prima stesura, ed una Relazione Descrittiva che illustra le linee essenziali del Progetto Definitivo. Nella riunione del 14 gennaio 2009 la Conferenza dei Servizi approva, nonostante Le perplessità espresse dal Comune di Vicenza, la nuova Relazione Paesaggistica ed il relativo progetto.
Al di là di una rielaborazione di facciata le carenze ed incongruenze sostanziali
presenti nella prima stesura permangono anche nella seconda.
Vedremo nella disamina del progetto alcune delle più vistose.

4. RELAZIONE DESCRITTIVA

La Relazione Descrittiva dovrebbe essere una relazione eminentemente tecnica che descrive con sufficiente dettaglio il Progetto. Quella presentata è invece un insieme di taglia e cuci di descrizioni contenute nel Progetto lato Est, nella Relazione Paesaggistica e nella sua integrazione, arricchito da una serie di considerazioni gratuite e prive delle adeguate argomentazioni tecniche.
La planimetria allegata alla Relazione Descrittiva che qui vedete si riferisce al Progetto Definitivo, ma come vedremo in seguito, non è la planimetria definitiva.

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Qui di seguito vengono messe in luce alcune delle numerose incongruenze contenute nella relazione descrittiva.

Premessa

Nella premessa si legge che il COMIPAR approva il progetto in quanto:

“compatibile con l’assetto del territorio …..nonché con le prospettive ed i programmi di sviluppo economico e sociale dell’area interessata secondo quanto attestato dai competenti uffici regionali”

Non viene detto però in quali piani o programmi le istituzioni regionali avessero previsto una base militare statunitense di 540.000 m² come prospettiva di sviluppo per l’area Dal Molin.
Al contrario il Documento preliminare al nuovo Piano Territoriale Regionale di Coordinamento, approvato con DGR 2587 del 7 agosto 2007, si pone la finalità di:

“proteggere e disciplinare il territorio per migliorare la qualità della vita in un’ottica di sviluppo sostenibile ed in coerenza con i processi di integrazione e di sviluppo dello spazio europeo attuando la convenzione europea del paesaggio.”

All’interno poi del “sistema degli obiettivi”, si evidenzia che il nuovo piano: “favorisce la riqualificazione e rifunzionalizzazione delle aree produttive” tendendo a “preservare gli spazi aperti”.

Il Piano prevede di:

“favorire interventi finalizzati alla conservazione della biodiversità valorizzando le aree agricole e naturali periurbane”

di:

“preservare la qualità e quantità della risorsa idrica”

e di

“prevenire e ridurre i livelli di inquinamento di aria, acqua e suolo”.

E’ estremamente difficile comprendere come una mega officina meccanica ed una centrale elettrica da 3,4 MegaWatt possano soddisfare queste linee guida.

Di seguito si può leggere che il progetto dell’insediamento è stato elaborato nel:

“Rispetto delle prescrizioni allegate alla DGR di approvazione della Valutazione di Incidenza Ambientale”.

ed all’insegna del

“Massimo recupero ed utilizzo degli edifici già esistenti”

Si dimostrerà in seguito come anche queste affermazioni siano prive di qualsiasi fondamento.

Capitolo 4 - Scelte progettuali

Il Capitolo 4 descrive i criteri utilizzati per le scelte progettuali. In esso si afferma che il Progetto è stato redatto “nel rispetto dei valori del territorio” (paragrafo 4.1), e si afferma che “In sintesi, l’intento di queste scelte progettuali è
anche quello di dare forma ad una parte di città che possa appartenere sul piano morfologico, tipologico e del linguaggio architettonico utilizzato, alla città di
Vicenza” (paragrafo 4.3).
Ricordo che l’allegato al D.P.C.M. che regolamenta la Relazione Paesaggistica, al punto 1 del comma A, prescrive che nelle valutazioni occorre tener conto:
“dei caratteri paesaggistici del contesto paesaggistico dell’area di intervento”
nonché:
“della appartenenza a sistemi tipologici di forte caratterizzazione locale e sovralocale (sistema delle cascine a corte chiusa, sistema delle ville, uso sistematico della pietra, o del legno, o del laterizio a vista, ambiti a cromatismo prevalente)”.

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Lascio a voi valutare, guardando la ricostruzione di seguito riportata (tratta dalla Relazione Descrittiva), la corrispondenza tra ciò che è auspicato dal Decreto, ciò che è descritto nella Relazione e ciò che si propone di realizzare.

Più avanti si afferma che:

“l’insediamento è conforme alla vocazione del sito che sin dagli anni 30 è stato destinato a sedime militare”

Tuttavia in questa stessa Relazione, nel Capitolo 3, che ripercorre la storia del sito, si afferma che la prima vocazione del Dal Molin è stata quella di campo di atterraggio di fortuna, promosso in origine dall’Associazione fra gli Aviatori Vicentini. L’opera fu decisa e poi attuata con un duplice obiettivo:

“dare alla città di Vicenza un aeroporto capace di sostenere anche futuri sviluppi e dall’altro soddisfare la necessità di costruire una struttura di ricovero dei velivoli con aule officina ad uso degli allievi del Regio Istituto Industriale Rossi. Fino al 1938 furono effettuati lavori prevalentemente per il Club aeronautico e l’attività, ancorché l’aeroporto fosse militare, continuò ad essere prevalentemente turistica.”

In sostanza l’Aeroporto, nato per motivi turistici, è passato con la Seconda Guerra Mondiale ad un uso prevalentemente militare per poi tornare ancora una volta ad uso prevalentemente civile, salvo qualche eccezione durante la guerra nel Kosovo.
E’ dunque evidente come, per stessa ammissione degli estensori della Relazione Descrittiva, questa vocazione militare non ci sia mai stata, se non marginalmente.
Sempre in questo paragrafo si afferma che l’installazione consiste in un “Campus”, ma non si spiega cos’abbiano con esso a vedere un poligono di tiro, un comando di brigata, quattro comandi di Battaglione, quattro edifici per operazioni di compagnia, per un totale di 20.000 m² coperti, e tre officine meccaniche per oltre 13.000 m² coperti e 80.000 m² di parcheggio.
Più avanti si afferma che:

“per non stravolgere l’identità paesaggistica del territorio si sono adottate tipologie edilizie estremamente semplici contenendo il più possibile l’altezza massima degli edifici”

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Il capitolo prosegue con l’elenco e la descrizione degli edifici: superfici, altezze e numero di piani descritti non coincidono con quelli rilevabili dai disegni del Progetto Architettonico Definitivo allegato alla Relazione Paesaggistica.
Non coincidono non di qualche centimetro, bensì di diverse migliaia di metri quadrati. Ad esempio, per un edificio si dichiara una superficie di 4180 m² (officine meccaniche di manutenzione automezzi), mentre dai disegni ne risultano quasi 20.000.
Considerando poi che gli errori contenuti nella descrizione sono sistematicamente per difetto, ovvero si denunciano superfici ed altezze inferiori a quelle che si possono dedurre dai disegni. Ed è sconfortante notare come gli estensori del documento diano praticamente per scontato che nessuno si prenderà la briga di verificare la correttezza di quanto dichiarato.
Ma non è tutto: nella premessa si enfatizza addirittura il massimo recupero e riutilizzo degli edifici esistenti quando, come appare chiaro nell’immagine seguente, delle 18 costruzioni che compongono il complesso dell’ex Dal Molin, vengono conservate soltanto le due vincolate dalla Direzione Regionale per i Beni Ambientali e Paesaggistici del Veneto (senza per altro che alcunché venga indicato circa la loro nuova destinazione).

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Capitolo 5 - Aspetti geologici, idrologici e geotecnici

Il Capitolo 5 è dedicato agli aspetti geologici, idrologici e geotecnici. A pag. 60 si afferma che la piezometrica rilevata per la falda superficiale si attesta a 2 metri sotto il piano campagna. Avendo scelto, per gli edifici meno alti, fondazioni con plinti e travi rovesce che non vanno oltre i 2 metri di profondità si afferma che:

“le fondazioni dirette sono ubicate ad una quota superiore rispetto alla piezometrica della falda più superficiale, pertanto è lecito assumere che il deflusso di quest’ultima avvenga interamente al di sotto del piano di posa delle stesse e quindi ne risulti del tutto imperturbato”.

Il Dr. Lorenzo Altissimo, direttore del Centro Idrico di Novoledo, oltre che uno dei massimi esperti del regime idrografico di questa regione, nelle dieci “Osservazioni alla Relazione Paesaggistica ed alla Integrazione alla Relazione Paesaggistica” effettuate nel gennaio 2008, fa notare che “questa osservazione è del tutto soggettiva e non documentata in quanto la quota di -2 metri, dichiarata per la piezometrica, è quella relativa alle rilevazioni dell’ottobre 2008, periodo di magra. Nel dicembre 2008, dopo le abbondanti piogge, la quota era già salita ben al di sopra dei -2 metri. Lo stesso Prof. Riccieri, consulente del commissario Costa, afferma, in una sua relazione, una quota media di 1 metro sotto il piano campagna”.
Nella stessa pagina, poi, si legge che:

“Per i fabbricati multipiano (due dormitori, due parcheggi, edificio del comando) o comunque monopiano ma articolati su grandi luci (centro sportivo fitness) si adottano fondazioni su pali a scostamento (...) di diametro costante pari a 600 mm posti a distanza quasi mai inferiore ai 240mm. (...) I pali avranno una lunghezza tale da attestarsi a circa -25 metri dal piano campagna.”

Cioè ben oltre i 4 metri prescritti nell’Allegato A alla DGR che approvava la VINCA.

Inoltre, nel disegno A-301, relativo all’edificio 42 (centrale telefonica), si nota la presenza di un caveau (locale interrato) lungo 20,4 metri, largo 6 metri che poggia su una platea lunga 21,4 metri, larga 7 metri posta a 4,4 metri di profondità.

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Anche qui la prescrizione di fondazioni continue non più lunghe di 10 metri non viene rispettata.

L’affermazione che abbiamo visto in premessa secondo cui la DGR di approvazione della VINCA era stata rispettata è dunque falsa.

Nel progetto sono inoltre presenti espedienti grafici in gran quantità. Eccone alcuni a titolo di esempio.

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Nella tavola 18 sono raffigurati i pali di fondazione. E’ interessante notare come le linee di sezione (sono quelle arancioni presenti nella visuale in pianta) siano state tracciate sui denti degli edifici dormitorio in modo da farli sembrare gruppi di pali lontani tra loro. Inoltre non sono stati disegnati i pali del Quartier Generale e del Centro fitness, che sono in linea con gli altri.

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Nella tavola 19 abbiamo provato a tracciare delle linee di sezione in grado di raffigurare con maggior completezza la parte sotterranea degli edifici. Per capire realmente cosa c’è sotto terra dobbiamo mostrare ciò che vedrebbe un osservatore posto ad esempio ad un metro sotto il piano campagna. Se le sezioni fossero in corrispondenza dell’asse degli edifici dormitorio invece che dei denti, questo ipotetico osservatore vedrebbe una vera e propria selva di pali.

Si tratta di 308 metri lineari di palificazioni distribuite su un fronte di 400 metri, allineati perpendicolarmente al flusso della falda, che nei primi 50 metri sotto il piano campagna scorre da Est a Ovest, alla profondità media di 1 metro.

Seppur posti ad interasse che ”quasi mai” è inferiore ai 240 cm i pali riducono la luce di passaggio del 25% e non del 12%-13% come indicato a pag. 61 della Relazione Descrittiva.

Inoltre a questa riduzione di luce va aggiunta la riduzione di flusso dovuta alla costipazione del terreno tra palo e palo (i pali sono a scostamento) ed al fatto che per un fronte di 210 metri (Edificio truppa e Silos auto) la palificazione è doppia in quanto gli edifici sono due, posti uno di fronte all’altro.
L’ingegner Eugenio Vivian ha fatto una simulazione a computer per illustrare cosa accadrebbe sotto terra.

Questa è la situazione delle falde:

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Su di esse andraddo ad infliggersi i pali, sui quali poseranno a loro volta platee e edifici:

Il Dr. Altissimo, nella sua relazione osserva che:
“si stima in circa 280/320 il numero di pali per un solo parcheggio. Per tanto, per i sei edifici in questione, avremo migliaia di pali. Poiché ogni palo occupa 7m³, viene sottratto un grande volume utile all’immagazzinamento dell’acqua in un acquifero già di per sé a bassa trasmissività, riducendone ulteriormente la porosità. Questo impatto non è stato valutato.

Capitolo 6 - Paesaggio

Nel Capitolo 6 vengono presi in esame gli aspetti paesaggistici ancora una volta con una serie di affermazioni soggettive e non documentate.
Nel Paragrafo 6.1 si afferma che:

“l’area oggetto di intervento appartiene solo marginalmente al sistema naturalistico del fiume Bacchiglione.”

E’ falso. Dei 584.000 m² dell’area ben 246.000 m², ossia il 42%, è interno alla fascia compresa entro 150 metri dall’argine del fiume.

Proseguendo si fa notare che:

“Nell’area in cui insiste il Dal Molin oltre che una edilizia corrente derivante dai processi di antropizzazione del territorio che hanno dato origine alla “pianura urbanizzata” o città diffusa esistono numerosi esempi di case rurali sparse sul territorio che rappresentano un altro elemento di particolare importanza nella definizione dei caratteri paesaggistici di questo territorio.”

Sulla base di questa descrizione del paesaggio della zona si afferma che:

“La Relazione Paesaggistica predisposta in fase di progettazione ha evidenziato che il progetto risulta oggettivamente rivolto ad indirizzare ed integrare in termini paesaggistici le risorse già disponibili nel contesto di riferimento.”

In altre parole, si sostiene che i mastodontici edifici visti in precedenza andrebbero ad integrare un contesto fatto di case rurali sparse.

Inoltre, sebbene gran parte degli edifici presenti nel progetto abbiano un’altezza di 23 metri, si sostiene che:

“Non verranno alterate le viste panoramiche e prospettiche perché gli edifici non superano l’altezza media degli edifici circostanti.”

Come se non bastasse, si sostiene poi che:

“Non si interferisce con le aree naturali perché queste distano chilometri dalla base.”

nonostante il limite della zona SIC sia sull’altra sponda del Bacchiglione, ovvero a poche decine di metri di distanza.

Capitolo 10 - Impianti

Il Capitolo 10 è dedicato agli impianti.
Qui non solo vengono fatte affermazioni prive di fondamento, ma l’estensore inciampa sistematicamente nei numeri.
Parlando di Acque Meteoriche inizia col dire che l’incremento di impermeabilizzazione rispetto alla situazione attuale sarà di soli 28.000 m², quando invece la reale estensione supera i 300.000 m².

La pista di atterraggio è stata omessa, visto che è stata demolita e rimossa. Ma sarebbe stato necessario includerla comunque, visto che nel progetto è prevista la sua ricostruzione, previa rototraslazione.

I nuovi edifici costruiti in aree non occupate dagli esistenti insistono su un area di 80.000 m². A questi dobbiamo aggiungere gli 80.000 m² delle aree di parcheggio automezzi in manutenzione (che non possono essere drenanti visti gli olii che i suddetti veicoli possono perdere) e circa 20.000 m² dei quasi 40.000 delle aree pedonali che sono semidrenanti. L’incremento delle aree pavimentate non è dunque di 28.000 ma di 180.000 m².

Si prevede lo scarico delle acque meteoriche nel Bacchiglione tramite vasche di laminazione. Si parla di due contenitori da 4000 m³ ciascuno. Poiché non potrà superare i 4 metri, la profondità utile di queste vasche dovrà essere al massimo di 3,5 metri. Di conseguenza, le vasche dovranno avere una estensione complessiva di 2.300 m², equivalenti a circa mezzo campo da calcio.

Nelle planimetrie allegate al progetto non ve ne è traccia, come non vi è traccia dell’impianto di trattamento delle acque di prima pioggia provenienti dai
piazzali di parcheggio.

A tal proposito il Dr. Altissimo precisa:
“La presenza, più volte citata, di un articolato sistema di falde di poco soggiacenti al piano campagna renderà difficoltosa l’infiltrazione delle acque e la soluzione proposta a pagina 31 della Relazione Paesaggistica”.

Ecco la soluzione a cui si riferisce Altissimo:
“...la realizzazione di opere idrauliche superficiali che consistono in canali naturali in terra ad andamento parallelo al perimetro dell’area sul lato ovest [...] di fatto costituisce una sorta di canale di gronda di una rete di drenaggio delle acque delle falde più superficiali. L’intervento, associato alla rete di drenaggio, avrà un impatto pesante sul sistema idrogeologico più superficiale e altererà gli attuali deflussi sotterranei, comportando un abbassamento artificiale della piezometrica del sistema di falde superficiali.”

Nella Valutazione d’Incidenza Ambientale non c’è traccia di questo intervento; al contrario, la VINCA raccomandava:

“...di evitare ogni situazione con impatto sul sistema idrologico superficiale e sotterraneo”.

“Per effetto dell’azione drenante, nei canali e nelle vasche previsti per la raccolta delle acque piovane, sarà costantemente presente acqua proveniente dal drenaggio della falda, con riduzione dei volumi utili calcolati per l’invaso delle acque prodotte da eventi piovosi.”

Rimane da chiarire la contraddizione tra le due affermazioni, ovvero se le acque meteoriche saranno scaricate nel fiume Bacchiglione, come scritto a pag. 74 della Relazione descrittiva del progetto definitivo o andranno a ricaricare la falda, come riportato a pag. 32 della Relazione Paesaggistica.

Il sito subirà una sostanziale ed irreversibile trasformazione in termini di umidità dei suoli e di deflusso delle acque, perdendo gli elementi di naturalità ancora presenti. Di ciò non tengono conto né la Relazione Paesaggistica, né le successive integrazioni.

Per quanto riguarda l’acqua potabile si afferma che occorre una portata costante di 16 l/s che è il 50% in più di ciò che consumano i vicentini che si limitano a 11 l/s. Questi 16 l/s, dopo l’utilizzo, finiscono in una rete fognaria
che viene consegnata all’AIM su viale Ferrarin. L’AIM, dovrà dunque adeguare, a nostre spese, l’attuale fognatura che quasi sicuramente non è sufficiente per queste nuove portate, e poi convogliarle e trattarle, sempre a nostre spese, al depuratore.

Per quanto riguarda l’energia, le originali necessità denunciate nel progetto lato Est non hanno subito sostanziali modifiche. Si richiedono 8 MW (quanto necessario per 23.000 vicentini). Di questi, 5 MW devono essere forniti dall’AIM, adeguando a nostre spese la rete elettrica, poiché attualmente sul posto sono disponibili solo 0,5MW. Gli altri 3,4 MW vengono prodotti da una centrale a cogenerazione che oltre all’energia elettrica fornirà anche l’acqua calda. Questa centrale produrrà inoltre ogni anno 97 milioni di metri cubi di fumi, il cui impatto, in assenza di uno studio atto a valutare la direzione prevalente dei venti, è al momento imprevedibile.

Ci sono altre emissioni da prendere in considerazione. Nel progetto si evidenziano tre torri evaporative per raffreddare l’acqua dei gruppi di refrigerazione dell’impianto di condizionamento. Non vengono forniti dati sulle frigorie necessarie per poter calcolare la quantità di vapore che verrà scaricata nell’atmosfera, ma dovendo condizionare circa 600.000 m³ si può presumere che si tratti di migliaia di tonnellate all’anno (che oltre ad inquinare l’aria impatteranno anche dal punto di vista estetico).

La centrale sarà alimentata a gas, con un consumo di 2.300 Nm³/h; ciò nonostante, in caso di mancanza di gas, non viene escluso l’uso di gasolio: a tal fine vengono installati due serbatoi interrati. Va da sé che il gas verrà portato fino alla centrale dall’AIM, ancora una volta a nostre spese.

Se ancora non fosse chiara la scarsa serietà con cui questi documenti sono stati redatti, riportiamo quanto si legge nel paragrafo 10.2:

“La progettazione […] è stata sviluppata con l’obiettivo di favorire lo sviluppo e la valorizzazione delle fonti rinnovabili e limitare le emissioni di gas ad effetto serra.”
“Le soluzioni scelte incentivano l’uso di energie alternative.”

Di queste fonti rinnovabili e di queste energie alternative non c’è traccia nel progetto, secondo cui l’intero fabbisogno energetico verrà soddisfatto dalla rete elettrica pubblica e dalla centrale a gas e gasolio interna, che non solo non limiterà, ma favorirà le emissioni di gas ad effetto serra.

5. V.INC.A

Alla luce di quanto illustrato si può affermare che la VINCA, redatta tra ottobre e dicembre 2007, è basata su disegni ed informazioni superate, o ancor peggio omesse, ed è pertanto inattendibile.

Questa è la planimetria inserita nella VINCA del dicembre 2007.

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Nella Relazione Descrittiva, datata ottobre 2008, la planimetria è invece questa.

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Nell’Integrazione alla Relazione Paesaggistica, stilata nel dicembre 2008, la planimetria cambia ancora.

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Dove c’era un boschetto (all’estremità sinistra della mappa) ora c’è l’estensione di un parcheggio, che in complesso sarà capace di 1054 posti larghi 3 metri e lunghi 10, adatti ad ospitare mezzi militari pesanti.

Nella Vinca inoltre non c’è traccia delle canalizzazioni appena viste, non c’è traccia di pali da 600mm di diametro infissi fino a 25 metri dal piano campagna, non c’è traccia dell’effetto dei fumi della centrale né del vapore delle torri evaporative, non c’è traccia delle vasche di laminazione dell’acqua piovana.

Il progetto architettonico allegato alla Relazione Descrittiva è datato ottobre 2008. Allora su che progetto ha lavorato la Bioprogramm nell’ottobre 2007?
La Bioprogramm a pag. 2 della VINCA correttamente precisa:

“Qualsiasi modifica del progetto (e dei relativi allegati) di cui sopra, nella forma esaminata e consegnata a Bioprogramm s.c., dovrà prevedere una revisione più o meno approfondita in funzione della rilevanza delle modifiche introdotte.”

Sulla base di questo è evidente che le modifiche di cui si ha documentazione, sono tali da imporre che la V.INC.A venga rifatta.
Sarebbe inoltre opportuno che la nuova valutazione prendesse in considerazione quella bretella che abbiamo visto al principio nella planimetria fornita dal sig. Costa, che rientra interamente nella zona SIC, e che, indipendentemente da chi la paga, è parte integrante di questo progetto.

6. Relazione Paesaggistica

Molte delle carenze, omissioni e falsità incluse nella Relazione Paesaggistica e
nella sua Integrazione sono già state esaminate in quanto riportate nella Relazione Descrittiva.
Delle restanti due meritano di essere citate sia per la loro infondatezza sia per la sistematica disattenzione delle norme di legge che se ne può evincere.
Come ci fa osservare il Dr. Altissimo, il Decreto istitutivo della Relazione Paesaggistica precisa che:

“La Relazione Paesaggistica è costituita dall’insieme degli elaborati necessari alla verifica della compatibilità paesaggistica degli interventi in un determinato sistema.”

Tale definizione è ben diversa dall’interpretazione data dagli estensori dello studio che hanno limitato l’indagine ad una fascia di 150 metri dall’argine del Bacchiglione. Si nega in tal modo un approccio paesaggistico adeguato alle caratteristiche dell’insediamento, alla natura del territorio circostante ed ai recenti sviluppi normativi in materia. La Convenzione Europea del 2000, ratificata dalla normativa nazionale con la Legge n. 42/2004 e successivamente con il D.Lgs 157/06 ha modificato l’idea di ”paesaggio“ che è evoluto passando da “bellezza naturale” a “bene culturale”.
In essa, infatti, si legge:

“Per paesaggio si intendono parti omogenee di territorio i cui caratteri distintivi derivano dalla natura, dalla storia umana e dalle reciproche interrelazioni.”

A pag. 31 parlando del sistema verde l’estensore della Relazione Paesaggistica, con riferimento alla Legge Regionale 13/2003, dichiara:

“si sono tenute in grande considerazione le Norme per la realizzazione di boschi nella pianura veneta per fornire spazi naturali in aree verdi che consentano ai cittadini di svolgere attività ricreative e di rilassamento.”

Risulta difficile immaginare che ai cittadini vicentini sia permesso di andare a rilassarsi in un parco all’interno di un’installazione militare (nel caso, altrettanto discutibile, che possano effettivamente desiderarlo).

Nell’Art. 3 del Decreto istitutivo della Relazione Paesaggistica si disciplinano i contenuti della stessa. In particolare si legge che deve essere evidenziata:

“la appartenenza a percorsi panoramici o ad ambiti di percezione da punti o percorsi panoramici; appartenenza ad ambiti a forte valenza simbolica (in rapporto visivo diretto con luoghi celebrati dalla devozione popolare, dalle guide turistiche, dalle rappresentazioni pittoriche o letterarie).”

Al paragrafo 3 dello stesso articolo si precisa che deve contenere:

“Rappresentazione fotografica dello stato attuale dell’area d’intervento e del contesto paesaggistico, ripresi da luoghi di normale accessibilità e da punti e percorsi panoramici dai quali sia possibile cogliere con completezza le fisionomie fondamentali del territorio.”

Nella Relazione Paesaggistica mancano riferimenti e documenti relativi alla vista dell’area di intervento circa la fase attuale e per quanto riguarda ipotetiche proiezioni future, da tutte le zone limitrofe all’Aeroporto e sopratutto da Piazzale della Vittoria a Monte Berico. Le uniche foto sono riprese da Viale Ferrarin o dai campi ad ovest del Bacchiglione.
La superficialità, poi, con cui il tutto è stato redatto e messo insieme è chiaramente figlia della fretta e della certezza di ottenere approvazioni intenzionalmente miopi ed acritiche. Non si spiegherebbe altrimenti come si continui a mettere a repentaglio la vita di operai, tecnici, camionisti, gruisti e quanti altri stanno operando in un’area che dopo un anno di bonifiche ancora contiene bombe inesplose come testimoniano queste foto risalenti ai primi mesi del 2009:

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7. V.I.A

Per concludere, è palese che se si vuole realmente sapere quale impatto quest’opera avrà per il futuro di Vicenza occorre sottomettere il progetto ad una seria Valutazione di Impatto Ambientale.
Il sig.Costa ha spiegato in modo lampante il motivo per cui non vuole che venga realizzata nella lettera inviata il 17 settembre 2007 all’allora Ministro Parisi, di cui riportiamo alcuni passaggi significativi:

“Caro Ministro, Caro Arturo,
è giunto il momento di prendere decisioni definitive circa il progetto di ampliamento dell’insediamento militare americano all’aeroporto Dal Molin di Vicenza.
Sono decisioni che si possono prendere oggi sfruttando le premesse poste in questi mesi di lavoro del Commissario (e che sono amministrativamente riassunte nella determina del Direttore Generale del GENIODIFE, gen. Resce) e che devono esser prese ora per imprimere una inerzia positiva alla realizzazione del progetto ed eliminare alla radice le componenti locali del dissenso.
Sulle componenti non locali (pacifismo apodittico e antiamericanismo) occorrerà comunque intervenire con una accorta campagna di comunicazione che naturalmente non può riguardare il solo Commissario.
La tre giorni di protesta a crescente caratterizzazione no-global svoltasi da giovedì 13 a sabato 15 settembre a Vicenza, a conclusione di un presidio-campeggio “pacifista” durato dal 6 al 16 settembre, può diventare l’ultima manifestazione di un dissenso sostenuto anche localmente; ma solo se si interviene tempestivamente per togliere le cause ragionevole, perché fondate, di questo dissenso. Mi riferisco alle preoccupazioni relative alla viabilità di accesso al nuovo insediamento militare, che avrebbe potuto aumentare i disagi di un traffico cittadino già difficile per la conformazione storica di Vicenza, e a quelle relative all’utilizzo ai fini di ampliamento della base dell’ultima grande area verde pregiata della città. Motivi ragionevoli che vanno definitivamente separati da quelli legati all’antiamericanismo, all’antimilitarismo e/o pacifismo apolitico, cioè dai motivi che nulla hanno a che fare con le caratteristiche del nuovo insediamento militare americano a Vicenza.”

Sulla VIA il commissario scrive:

“E’ chiaro che il punto rappresenta un’insidia fin troppo evidente alle possibilità di procedere in tempi definiti; ed è capace addirittura di compromettere la decisione finale, dal momento che è assolutamente prevedibile (ed è già praticamente stata annunciata) l’intenzione del Ministro dell’Ambiente di voler sottoporre il progetto a VIA. Dal che non possono che derivare intuibili ostacoli – la vicenda del progetto MOSE è un precedente assolutamente indicativo al riguardo – capaci di essere superati con l’estremo rimedio della delibera del Consiglio dei Ministri, ma con le conseguenti lacerazioni che in un momento come questo penso sia preferibile evitare.”

8. FONTI

I dati e le informazioni contenuti in queste pagine sono tratti dai seguenti documenti ufficiali:

- V.INC.A. (Valutazione di Incidenza Ambientale), redatta
dalla Società Bioprogramm di Padova per conto dell’Esercito
degli Stati Uniti ed emessa il 7 dicembre 2007.
- Relazione Paesaggistica, redatta dalla Società Alberto Izzo &
Partners di Napoli per conto di NAVFAC (l’ente della marina
statunitense che ha elaborato il progetto) ed emessa nell’ottobre
2008.
- Progetto Definitivo Architettonico, elaborato dalla Alberto
Izzo & Partners ed emesso nel mese di Ottobre 2008.
- Integrazione alla Relazione Paesaggistica redatta sempre dalla
AI&P di Napoli ed emessa nel mese di dicembre 2008.
- Relazione Descrittiva del Progetto redatta sempre dalla AI&P
ed emessa nell’ottobre del 2008.



VIDEO

Il convegno del 1 aprile "Le illegalità della nuova base" durante il quale è stato analizzato il progetto statunitense
Clicca sulle frecce per scorrere i video degli interventi



Il convegno del 12 giugno "Vicenza: acqua privatizzata, falda violata" durante il quale è stata descritta la situazione della falda e le falsità su cui poggia l’approvazione del progetto statunitense



La carta redatta da Limes


Tratto da Limesonline

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