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Il Presidio chiude? No, rilancia. Per un futuro senza basi di guerra | No DalMolin

Questa terra è la nostra terra.


9 ottobre 2013

Il Presidio chiude? No, rilancia. Per un futuro senza basi di guerra

 

Nella lunga battaglia contro il Dal Molin a stelle e strisce, il Presidio ha fatto uso più volte di momenti e iniziative allo stesso simboliche e materiali.

Basti pensare, giusto per fare un esempio, alla posa degli alberelli nell’ormai lontano settembre 2007, in quello che allora era una potente suggestione e che oggi è diventato realtà, ovvero il Parco della Pace. Uno spazio, vituperato da molti in quanto, bontà loro, sarebbe una “compensazione” utile a soddisfare le coscienze, in modo da rabbonire gli attivisti del Presidio, che per primi evocarono l’uso sociale di quell’area. Per noi, che per liberare quello spazio abbiamo preso botte e denunce, è un luogo che è stato smilitarizzato e riconsegnato alla città, il resto è polemica che non ci interessa. Quindi non più guardie armate, carabinieri con la pistola puntata contro i No Dal Molin (è successo anche questo), ma luogo pubblico, bene comune che adesso tornerà ad essere vissuto e attraversato non da aerei militari, come volevano gli Usa all’inizio della vicenda della base, bensì dai cittadini.

Oggi il Presidio ha detto chiaramente che, con l’inaugurazione della base, era giunto il momento di modificare le proprie traiettorie, i propri percorsi, i propri orizzonti. Abbiamo deciso di ripartire da quello slogan che ci accompagna dal 2006, da quel “difendere la terra dalle basi di guerra” che è insieme slogan e pratica di lotta. Ci siamo chiesti come si potessero tenere insieme la lotta (e le cronache di questi ultimi mesi fanno capire perfettamente che la lotta si modifica ma non si ferma, anzi!) e la pratica della difesa della terra, della costruzione di comunità a partire dalla cura e difesa dei beni comuni. Ci siamo chiesti se il terreno dove da quel 16 gennaio 2007 sorge il Presidio, potesse prestarsi a un modo diverso di stare assieme, di costruire relazioni, intelligenza e linguaggio collettivo, capace di innervare la nuova fase che ci troviamo di fronte, che abbiamo sintetizzato in quel “Vicenza libera dalle servitù militari”, concetto su cui si è imperniato il Festival No Dal Molin 2013. Coniugare lotte e pratica del comune è sempre stato un sforzo del Presidio, è stata la sua forza, la sua ricchezza.

Si apre una nuova fase, perché nessuno di noi ha voglia di rimanere sempre uguale a sé stesso mentre attorno tutto cambia. La proposta di utilizzo del terreno del Presidio per dar vita ad una innovativa esperienza di lavoro collettivo che affondasse le sue radici, è proprio il caso di dirlo, nel rapporto con la terra, è una suggestione potente che dice alle tante donne e tanti uomini che ancora oggi ritengono che lottare per difendere la terra dalle basi di guerra non solo sia giusto quanto necessario, che lo si può fare anche indicando una direzione diversa sull’uso del territorio e dei beni comuni, in controtendenza allo scempio che è stato fatto in tutti questi anni, e di cui la base è simbolo arrogante. Quindi, nessuna smobilitazione, nessun ritorno al privato. Semplicemente, un ulteriore passo verso quel diverso mondo possibile al quale tutte e tutti noi aspiriamo, ovviamente, senza basi di guerra. Ci vediamo al Presidio.

TAG: presidio altrocomune
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