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"However, the military base is reality, the damage is done" | No DalMolin

Questa terra è la nostra terra.


24 maggio 2017

"However, the military base is reality, the damage is done"

 

"However, the military base is reality, the damage is done"
così scrivono nel loro rapporto gli ispettori dell’Unesco dopo l’ispezione fatta a Vicenza nel mese di marzo, fatta per verificare lo stato di conservazione e di manutenzione del patrimonio palladiano tutelato dall’ente internazionale. Quindi il danno è stato fatto e tutto procede come prima? Purtroppo no! Questa base, anzi le due basi, oltre ai danni prodotti quando sono state fatte continuano a produrne altri e quotidiani come quello, ed è solo l’ultimo, del militare Usa di ritorno dall’Afghanistan che stupra e violenta ripetutamente la sua giovane fidanzata e viene dalle autorità militari americane rimpatriato con accusa e condanna per detenzione di materiale pedopornografico, sostenendo che le altre e ben più gravi accuse sono di pertinenza della giustizia italiana che le ha avocate a sè (nel frattempo il responsabile si è per così dire dileguato...).
La comunità vicentina conosce bene questa sindrome, quella cioè di una reiterata pulsione dei militari americani connaturata alla loro condizione di portatori di violenza, distruzione e morte. Prima e su larga scala nei territori di guerra come Iraq, Afghanistan, Siria ecc. dove la brigata aviotrasportata di stanza a Vicenza è in azione oramai da diversi decenni (e prima ancora in Vietnam, Laos, Cambogia), poi su scala minore nella stessa città che li ospita; sulle persone, prevalentemente le donne, e sulle cose, generalmente bar o locali di intrattenimento, su cui sfogano il residuo di violenza che hanno incorporato prima e durante le missioni vere e proprie. Il tentativo delle autorità locali, in primis l’amministrazione comunale locale, di intitolare alla pace strade, parchi e villaggi o di promuovere incontri o stage di studenti con i miltari delle due basi, di organizzare cerimonie di benvenuto e feste nelle ricorrenze istituzionali senza mai porre e porsi il problema di come disinnescare gli effetti prodotti da queste fabbriche di morte e violenza è solo la manifestazione di una falsa coscienza che le rende subalterne se non complici.
Falsa coscienza che arriva a definire, sempre nel rapporto citato dell’Unesco, "pericolosi e dannosi" per le persone e per i monumenti della città i trasporti di merci e mezzi di guerra che dalla stazione ferroviaria entrano ed escono dalle due basi; trasporti che già hanno provocato preoccupazioni e proteste nei quartieri attraversati di giorno e di notte da veicoli ingombranti che vanno e vengono da Aviano o Ghedi, dall’Ucraina o dalla Lettonia, utilizzando le stesse strade e ferrovie dei comuni cittadini. Ebbene alle proteste è stato risposto che il contenuto di questi trasporti è sconosciuto e le autorità militari americane lo tengono segreto, off limits come dicono loro. A parte che non è difficile immaginare quali merci vengono trattate utilizzate e trasportate da simili organizzazioni, quello che impressiona è la remissività delle autorità locali e nazionali dinnanzi ad un simile e arrogante atteggiamento. Non è vero quindi che il danno è fatto o è stato fatto e mettiamoci l’anima in pace, perchè in realtà esso continua a prodursi e riprodursi qui, dove si sono presi gli alloggi e i servizi per "ricaricarsi" da una missione di guerra e l’altra, e con molta maggiore evidenza là dove la loro missione di guerra si esplica e naturalmente con maggiore ferocia e distruttività.
In definitiva non siamo una città patrimonio dell’umanità ma una che è succube di chi l’umanità la bombarda e la stupra.

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