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Base, esposto contro il commissario Costa | No DalMolin

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21 gennaio 2010

Nell’area ci sono reperti archeologici. I No Dal Molin: «Ma sono state fatte indagini?»

Base, esposto contro il commissario Costa

 

«Il commissario tiri fuori i dati sugli scavi e il sindaco rompa il suo silenzio e si attivi per il bene della sua città». La sollecitazione arriva dal consigliere comunale Cinzia Bottene (Vicenza libera) e dal presidio No Dal Molin che ha scoperto una lettera spedita al commissario straordinario per la realizzazione della base Usa Paolo Costa, in data 11 luglio 2007, dal dirigente regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Veneto Pasquale Bruno Malara.

Una missiva che parla chiaro e che ha spinto gli attivisti a presentare un esposto contro Costa: «E’ pervenuta una nota della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto nella quale si evidenza che l’area oggetto della nuova edificazione è a "rischio archeologico" – scrive Malara -. Dal carteggio precedente con i responsabili della progettazione del nuovo insediamento militare americano, si evince che il sito prescelto, pur non essendo al momento gravato da vincoli archeologici, si inserisce in un contesto territoriale caratterizzato da presenze di epoca preromana, romana e altomedioevale. Pertanto, le ipotesi e le scelte progettuali dovranno essere subordinate alla conoscenza archeologica dell’area in maniera che la nuova edificazione non interferisca con eventuali persistenze storiche di interesse culturale».

A seguire le istruzioni per muoversi: «Si invita perciò il commissario straordinario ad attivarsi perché venga eseguita preliminarmente al progetto una adeguata campagna di scavi e di indagini sull’intera area interessata da qualsiasi lavoro di modifica del sito – prosegue il dirigente -. In particolare, dovranno essere eseguite, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, indagini di tipo geofisico (elettriche e/o magnetiche, georadar, riprese aerofotografiche in differenti condizioni di luce e con l’impiego anche della tecnica ad infrarossi) e accertamenti della consistenza delle persistenze archeologiche nel sottosuolo mediante l’apertura di trincee di verifica, nonché con scavi archeologici nelle aree indiziate dalle indagini stesse».

Fondamentali, poi, le ultime righe della lettera: «E’ evidente che l’eventuale rinvenimento di strutture architettoniche sepolte di interesse culturale – conclude Malara -, qualora interferenti con il sedime del nuovo insediamento, condizionerà l’ubicazione delle nuove opere aeroportuali». «Vogliamo assolutamente sapere se tutte queste indagini sono state fatte perché Costa ha l’obbligo di rendere noti questi dati – spiega Cinzia Bottene, che si è attivata per depositare in procura un esposto contro Costa -da notizie di questi giorni, sembra proprio che emergano dei resti storici. Perché nessuno ha indagato prima?». E non manca un sollecito a Variati: «Penso che debba intervenire il sindaco, interrompendo il suo silenzio – invita la consigliera – non ha più scusanti, difenda il suo territorio». Da parte sua, però, il sindaco Achille Variati spiega: «La posizione del Comune è sempre stata limpida: le regole valgono per tutti, americani compresi. Se ci sono elementi per farlo, invito la Soprintendenza ad intervenire a tutela di beni che sono posti sotto la sua responsabilità e la sua competenza. Tanto più se si tratta, come pare, di beni di grande interesse non solo locale».

Silvia Maria Dubois

Tratto da Il Corriere Veneto

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